Le Parole Tessono

L'artista è presente e non è sola

25 Novembre 2016

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Obiettivo del progetto è principalmente quello di creare relazione, luogo di confronto e scambio tra coloro che operano, istituzioni e associazioni, e le “nuove generazioni”, con la partecipazione degli allievi di diverso ordine e grado. Un incontro che mira a far emergere il loro punto di vista sia rispetto al vissuto, che alle possibilità che diventano concretamente attuabili se il punto di partenza siamo noi stessi. Creando un confronto, creativo/positivo, tra chi c’è e chi sta arrivando.
La domanda a cui dare una risposta è perciò: “Che cosa possiamo fare?”.
È così possibile favorire la consapevolezza del ruolo determinante che ognuno di noi ha nella costruzione di quella che l’arte chiama “scultura sociale”. Una relazione che, attraverso uno scambio di visioni e informazioni, svilupperà in ognuno un cambiamento di prospettive.
Sarà l’occasione per i ragazzi di entrare in contatto e conoscere chi, istituzioni, associazioni e singoli, sta già operando sul campo e che diventa quindi un punto di riferimento.
“Cosa facciamo/cosa possiamo fare”: sono i due aspetti che permeeranno la performance del 25 novembre, che farà emergere possibilità di costruire altro rispetto alla violenza di genere del nostro tempo, a cominciare da ora.
Per tutta la durata della performance, in perfetta sincronia con chi esporrà verbalmente, tesseremo un filo, rosso, che, mano a mano nel corso della giornata, si comporrà in una rete, (ad un tempo concreta e metaforica), a cui, in occasione di ogni contributo, verrà “inglobato” un campanello.
Quest’opera è la naturale continuazione della rete da me tessuta e costruita il 9, 10 e 11 settembre scorso, alla Triennale di Milano, durante la tre giorni de “Il Tempo delle Donne”, al cui termine ho sentito forte l’esigenza e l’urgenza di non interromperla, ma di portarla con me per continuare a costruire e tessere relazioni.
La violenza sulle donne riguarda tutti. Quest’opera d’arte relazionale vuole sottolineare e rendere evidente non solo l’interdipendenza fra ogni essere vivente, ma anche la necessità della coerenza tra “dire e fare”. Ogni parola, infatti, evoca un’immagine, primo presupposto necessario per costruire.

Per la realizzazione dell’opera ci saranno preliminarmente incontri con allievi e insegnanti.
Oltre agli alunni/studenti saranno invitate alla performance istituzioni, associazioni e persone dell’ambito formativo che coprano più aspetti della violenza di genere.


25 novembre 2016

Giornata ancora solo internazionale contro la violenza sulle donne.

26 le nazioni che hanno firmato la convenzione di Istambul.

Quindi, la punta dell’iceberg, una preziosa punta che segnala, che ci dа la responsabilità di far emergere il resto.

Quello che abbiamo da fare è molto e lo vogliamo fare proponendo: proposte positive rispetto all’esistente.

Non basta dichiararsi contro la violenza, non basta dirlo, è importante riconoscerla, ogni parola come ogni gesto e agire, fare altro.

La violenza sulle donne è un fatto che riguarda tutti noi, quotidiano, tanto quotidiano che a volte non lo si vede perché crediamo sia la normalità, la nostra storia.

Ma non lo è.

Ognuno di noi, ogni giorno, costruisce il presente e  con una necessaria  coerenza tra ciò che diciamo e facciamo, con un agire consapevole fondato sul rispetto e sulla parità diventiamo costruttori di un presente continuo, che può essere migliore.

Questo 25 Novembre 2016 saremo in Piazza Loggia , il cuore della città, con un’opera viva,

“Le parole Tessono”

È un operazione di Arte Relazionale, di per sé cominciata tempo fa, la rete prenderà forma con lo scorrere del tempo in piazza quel giorno, la stiamo già umanamente costruendo.

Principalmente nelle scuole con i ragazzi, le ragazze e i loro professori, dalla scuola media ai licei alle accademie, proviamo a immaginare una società come una scultura, alla quale ognuno di noi dа’ forma con il suo esistere che è anche sostanza che dа’ e prende forma.

E da lì, dall’idea/consapevolezza di essere autori della propria vita, da lì costruire altro.

Tutti loro sono poi invitati a rispondere alla domanda: “Tu cosa puoi fare?”

Non cosa si deve o cosa dovrebbero fare altri, ma tu, io, ognuno, cosa possiamo fare?

Su questa dinamica tela lasceranno il loro contributo anche meravigliose persone che già dedicano la loro vita per costruire non violenza, per costruire società civile, ci diranno cosa vedono possibile fare, da qui in poi, qual è il prossimo passo. Associazioni storiche del territorio, la questura, il tribunale, le mediatrici, le assessore, le operatrici, i sindacati, la dottoressa.

Ci doneranno un contributo il conservatorio Luca Marenzio, una scrittrice, un attore e una cantante.

Perché è da ognuno di noi che comincia la non violenza, che comincia il rispetto.

Nello scegliere altre parole e altri gesti.

Un dittico. Costruiremo un dittico, un dire e un fare, necessaria coerenza per cambiare.

Dalle nove del mattino alle sei di sera, dinamica, viva, vera, scorrerà quest’opera e lascerà traccia in ognuno di noi, le nostre parole, espressione della nostra capacità di immaginare modalità di convivenza diventeranno esperienza comune.

Cosa produrrà quest’opera? Ancora non lo sappiamo, è questo che scopriremo insieme, è questa la meraviglia dell’arte, dare forma condi/visibile a ciò che ancora è sconosciuto e renderlo possibile.

Una società senza violenza la costruiamo a cominciare da noi.

Patrizia Fratus

Con il prezioso aiuto di

Laura Bergami

Grazie Francesco